allenamento

Storia ed evoluzione dell’allenamento

Allenamento: etimologia e significato

Il termine allenamento indica lo svolgimento costante di un’attività fisica, mentale o relazionale, tale da determinare nell’uomo un processo fisiologico di adattamento.

Nella vita di ogni giorno utilizziamo spesso questo termine per definire un’azione, ripetuta più volte,  con l’obiettivo di automatizzarla e abituare il nostro corpo a svolgerla.

Es. Mi alleno nella corsa per cercare di percorrere un chilometro nel minor tempo possibile.

Es. Alleno la memoria per cercare di ricordare le terminologie scientifiche di un testo.

Dunque, poiché l’allenamento ci rende adatti a svolgere un’operazione è necessario a tal fine esercitarsi (esercizio: attività finalizzata al miglioramento).

Ma come si è evoluto l’allenamento nella storia? Scopriamolo insieme.

allenamento nella storia

L’ allenamento nella storia

L’ allenamento, inteso come attività motoria, si è posto alla base della concezione del fenomeno di Sport.

Riferimenti all’allenamento e alla pratica di attività fisiche giornaliere, ai giochi e allo sport, sono presenti già durante le antiche civiltà della Siria, dell’Egitto, della Macedonia, dell’Arabia, della Mesopotamia, dell’India e, ancora, della Cina.

Tuttavia, il periodo in cui il concetto di benessere legato allo svolgimento dell’attività fisica ebbe il massimo fulgore fu senz’altro nell’antica Grecia. Basti pensare ad Erodico nel V secolo e ad Ippocrate dal 460 al 377 a.C..

Erodico era un medico ed un atleta che comprese e sostenne l’importanza della dieta durante l’allenamento, tanto che i suoi scritti e i numerosi discepoli influenzarono il pensiero anche in epoche successive.

Ippocrate, ritenuto ancora oggi come il padre della medicina preventiva, fu autore di numerosi trattati di medicina e spesso scrisse sulla salute e sull’igiene, proprio nel periodo d’oro della civiltà greca.

Più in generale, l’allenamento praticato in antichità era finalizzato principalmente al miglioramento:

  • delle capacità di combattimento durante i conflitti;
  • delle prestazioni nei giochi, come la lotta, e nelle prime competizioni sportive, le Olimpiadi. Queste erano celebrazioni atletiche e religiose, svolte ogni quattro anni nella città dell’antica Grecia, Olimpia.

Il primo documento scritto, concernente la nascita delle Olimpiadi, parla di una festa con una sola gara: lo stadion (gara di corsa). Successivamente altri sport si aggiunsero ed il numero delle gare crebbe fino a venti per una durata di sette giorni.

Le gare prevedevano:

  • la corsa,
  • il pugilato,
  • il pentatlon, ovvero un insieme di cinque gare quali il salto in lungo, la corsa, il lancio del disco, il lancio del giavellotto e la lotta,
  • ed, ancora, la corsa dei cavalli.

Oltre ai Giochi di Olimpia si disputavano altre competizioni religiose: i Giochi Pitici in onore di Apollo; quelli Istmici in onore di Poseidone e dell’eroe Palemone; quelli Tolemaici in onore di Tolomeo I e Berenice I; infine i Giochi Panatenaici ad Atene.

L’avvento del Cristianesimo, tuttavia, determinò un notevole declino e le competizioni sportive persero la loro importanza. I vescovi cristiani manifestarono avversione verso tali riti considerati pagani dimostrandosi sempre più repulsivi nei confronti dell’agonismo. Fin quando, nella prima metà del ‘400, l’imperatore cristiano Teodosio stabilì la distruzione dei templi pagani, compresi i luoghi delle Olimpiadi.

Le imprese di Milone e il suo metodo

In questo excursus storico merita di essere menzionato, però, un personaggio che ci rende orgogliosi d’appartenere al nostro territorio, un personaggio che segnò un cambiamento determinando l’incipit per la programmazione di un allenamento: il potente e plastico Milone di Crotone.

Fin da giovanetto Milone, per allenare la forza, portava sulle spalle un vitellino. Ogni giorno il vitellino cresceva e pesava sempre di più, ed ogni giorno il giovanetto cresceva adattando i suoi muscoli al peso sempre maggiore del vitello. A poco più di 15 anni e alla 60esima Olimpiade dell’ Era Antica,  Milone conquistò la sua prima vittoria nella categoria giovanile di lotta. A questa ne seguirono molte altre, cosicché l’atleta di Crotone si guadagnò la fama di essere uno dei combattenti più formidabili della storia antica. Durante l’arco della sua carriera vinse le Olimpiadi per ben 7 volte, salì sul gradino più alto del podio per 7 volte ai Giochi di Delfi, uscì vittorioso da ben 10 edizioni dei Giochi Istmici e vinse 9 finali di lotta ai Giochi Nemei.

allenamento di Milone

A conclusione di ciò possiamo ben capire, nel caso dell’allenamento coi sovraccarichi, l’importanza del principio del sovraccarico progressivo. Questo è il principio cardine attraverso il quale è possibile raggiungere un miglioramento in termini di forza e quindi di ipertrofia. E non solo, un miglioramento avviene anche a livello di costituzione dei tendini e delle ossa.

Più in generale, che si tratti di allenamento della forza, della resistenza aerobica o, ancora, anaerobica, il principio di programmare ciò che si fa definendo dei livelli da raggiungere, tramite dei gradini, è un concetto fondamentale.

Età moderna e l’avvento delle palestre

Dopo quasi 15 secoli di interruzione, nel 1896, il barone francese Pierre de Coubertin ristabilì i giochi olimpici modernizzando molte delle loro regole. Da allora, alle Olimpiadi:

  • possono partecipare atleti di tutto il mondo,
  • ogni edizione si svolge in una città e nazione diversa dalla precedente,
  • possono partecipare anche le donne.

In epoca moderna lo Sport, dunque, ha visto un radicale rinnovamento dovuto principalmente alla ricerca scientifica che ha fatto di ciò che è movimento una vera e propria scienza.

L’allenamento sportivo è il momento della pratica, dell’attuazione concreta di esercizi, di gesti e complessi di gesti specifici influenzati ovviamente da numerose variabili. Quest’ultime possono essere legate a fattori ambientali, familiari e sociali, climatici, motivazionali, alimentari, al ruolo dell’allenatore e alla funzione dei mass media.

Nel ‘900 si vede anche l’avvento delle palestre che hanno sempre più caratterizzato l’evolversi del tessuto sociale verso una presa di consapevolezza. Gli individui hanno iniziato a intendere lo sport come cura verso il proprio corpo e prevenzione da alcune patologie. L’esigenza di allenarsi in un ambiente chiuso nasce proprio dal bisogno di svolgere attività 365 giorni all’anno, di stare in forma per l’individuo comune e di affinare la capacità motoria per l’atleta, riducendo così le variabili di insuccesso.

L’allenamento in palestra si è così sempre più affermato sia per le attività agonistiche che prevedono la preparazione prevalentemente in palestra, quali la ginnastica attrezzistica, la ginnastica artistica, il bodybuilding, il powerlifting, il wheightlifting, il crossfit e le arti marziali; sia per tutte quelle attività non agonistiche ma accomunate da un obiettivo salutistico, preventivo e ludico motorio, quali lo spinning, la ginnastica funzionale o la ginnastica dolce.

D’altra parte, l’attività in palestra è sempre più connessa ad altre tipologie di sport come il calcio, la pallavolo, il basket o, ancora, lo snowboard per la possibilità di svolgere all’interno parte della preparazione agonistica funzionale.

Considerando l’incremento del livello agonistico degli atleti e delle loro performance, la scienza applicata allo sport nell’ultimo ventennio ha fatto passi da gigante, permettendo a squadre e singoli atleti di raggiungere così risultati straordinari.

Cenni di fisiologia e biomeccanica

Abbiamo precedentemente definito quella motoria come una scienza, e abbiamo chiarito anche, che non può essere definita una scienza esatta per via di numerose variabili. Tuttavia, attualmente esiste una teoria del movimento universalmente condivisa.

Con alcuni cenni di fisiologia illustreremo quanto accade durante la maggior parte degli allenamenti in palestra.

Durante il movimento il nostro corpo produce lavoro che generalmente può essere suddiviso in:

  • lavoro muscolare superante (concentrico). Presente nella maggior parte dei processi motori dello sport, tale lavoro, attraverso la contrazione muscolare, porta l’atleta a spostare il suo corpo e le sue leve, vincendo la resistenza al movimento a cui viene sottoposto il sistema.
  • lavoro muscolare cedente (eccentrico). Un lavoro che consiste in una contro-contrazione attiva, con conseguente allungamento del muscolo, che avviene qualora ci sia un carico da frenare che sia il peso del proprio corpo o un carico accessorio;
  • lavoro muscolare statico (isometrico). Questo lavoro serve a fissare determinate posizioni del corpo o delle estremità. È caratterizzato dalla contrazione, ma senza accorciamento del muscolo;
  • lavoro muscolare combinato. Questo lavoro è caratterizzato dalla combinazione di elementi di tipo superante, cedente o statico.

Allo stesso modo a livello scientifico, secondo una visione generica, possiamo identificare cinque elementi che caratterizzano il miglioramento dell’atleta. Questi elementi sono: il carico di lavoro fisico, di lavoro psichico, di lavoro neurale, la supercompensazione e il tempo. Nello specifico:

  • il carico di lavoro fisico è la quantità di lavoro intesa come rapporto tra carico accidentale e durata del movimento. Un esempio può essere l’esecuzione di uno squat dove il carico accidentale è il peso e la durata del movimento è determinata dal numero di movimenti e dalla durata di questi ultimi.
  • Il carico di lavoro psichico è la variabile dipendente dalle condizioni emotive dell’atleta. Ovviamente sarà compito dell’atleta ma anche dell’allenatore ponderare tale carico in funzione della condizione psichica e migliorare quest’ultima laddove possibile.
  • Il carico di lavoro neurale invece è il carico che si trova a sopportare il sistema nervoso quando è sottoposto a uno sforzo. Durante uno sforzo contro una resistenza la percezione del carico fa sì che il sistema nervoso centrale invii ai muscoli una serie di scariche neuronali che inneschino un reclutamento, una frequenza di scarica e una sincronizzazione tra loro. ( La portata e il decorso temporale degli adattamenti neurali dipendono dai gradi di libertà e dalla complessità dei sistemi motori; B.Schoenfeld).
  • La supercompensazione è la capacità del corpo di subire stimoli nuovi, innescare un processo di adattamento al nuovo stimolo ed ottenere una crescita sotto tutti i punti di vista.
  • Il tempo è, infine, l’elemento più importante e, se utilizzato bene, con le giuste sensazioni e regole scientifiche, può garantire all’atleta un buon allenamento, un buon recupero, una buona periodizzazione ed una buona gestione del risultato.

Conclusioni

L’uomo ha da sempre manifestato un grande interesse su ciò che è stato, su ciò che è e sulla previsione di ciò che sarà. Allo stesso modo raccontare la storia dell’allenamento, analizzare le tendenze e le ricerche scientifiche attuali e volgere lo sguardo verso ciò che riserva il futuro, rende affascinante il percorso di ricerca e studio.

Tale articolo ha quindi come scopo quello di dare un significato a ciò che pratichiamo con tanta passione e dedizione. Essere “movimento-consapevoli” ci permette senza dubbio di affrontare l’allenamento con più sicurezza e razionalità ottenendo un maggior profitto sotto tutti i punti di vista.

In conclusione auguro a chi sta leggendo e leggerà i nostri articoli di essere affamato di conoscenza con lo stesso entusiasmo con cui pratica il suo sport preferito.

ALLENAMENTO DI POWERLIFTING

Allenamento di powerlifting

Scopri in cosa consiste un allenamento di powerlifting e come può aiutarti nell’aumentare la forza massima nei big 3: squat, panca piana e stacco da terra.

Allenamento di powerlifting: introduzione

Il powerlifting è una disciplina sportiva che sta prendendo sempre più piede grazie all’interesse di un numero crescente di persone. Le ragioni sono svariate:

  • diversità dal solito allenamento da sala pesi,
  • competitività e possibilità per tutti di poter gareggiare e mettersi in gioco,
  • risultati evidenti in termini di costruzione di massa muscolare e forza.

Ma la domanda a cui vuole rispondere questo articolo è: in cosa consiste un allenamento di powerlifting?

Se non lo hai ancora fatto, prima di procedere con la lettura ti invito a scoprire cos’è il powerlifting e quali sono i suoi reali benefici.

È noto che per poter raggiungere un obiettivo occorre intraprendere un percorso specifico mirato solo ed esclusivamente al conseguimento di esso: questo è ciò che accomuna tutti gli sport prettamente prestativi come il powerlifting.

L’obiettivo ultimo da raggiungere con un allenamento di powerlifting è quello dell’incremento della forza massima. Il nostro corpo dovrà essere in condizione di poter generare grandi quantità di forza su tutti e tre gli esercizi fondamentali (squat, panca piana, stacco da terra) e il nostro allenamento dovrà avere alla base questo concetto.

esercizi fondamentali

In cosa consiste un allenamento di powerlifting? Miti da sfatare.

Alla luce di quanto affermato sopra sarà importante stabilire che la maggior parte delle nostre energie, tempo e concentrazione sarà dedicato all’allenamento dei fondamentali, i big 3 o “powerlift”.

Per poter generare grandi quantità di forza in esercizi complessi come i fondamentali è necessario che il nostro corpo si comporti come un sistema composito: le parti del nostro corpo dovranno agire in sinergia in modo tale da comportarsi come un sistema unico. In questo modo avremo a disposizione un potenziale molto più alto di quello che avremmo se utilizzassimo i nostri segmenti corporei in maniera scollegata.

Non hai bisogno di tanti esercizi per diventare forte, hai bisogno di diventare forte solo su pochi esercizi che trattano il corpo come un insieme, e non come una suddivisione in piccole parti.” Mark Rippetoe

 In base alla nostra esperienza lavorativa e alla nostra scuola di pensiero, per ottenere grandi prestazioni nel powerlifitng occorre cambiare completamente la nostra visione di allenamento con i pesi. Non cercheremo più di attivare settorialmente dei muscoli a discapito di altri, ma ci preoccuperemo di generare dei movimenti. Questi nel loro insieme andranno a provocare:

  • aumento della forza e di tutte le sue tipologie: massima, elastica, esplosiva;
  • adattamenti nervosi: capacità del sistema nervoso di condurre degli impulsi in periferia, ai nostri muscoli;
  • adattamenti ipertrofici: crescita muscolare;
  • benefici su articolazioni, ossa e tendini.

Da qui occorre fare una piccola digressione per smentire un mito ormai onnipresente nel nostro ambiente. Spesso, infatti, si tende a separare l’allenamento della forza e quello dell’ipertrofia, quasi come se queste due componenti vadano allenate in periodi diversi o in contesti separati. In realtà c’è una grande correlazione tra le due cose. La forza è una capacità, la capacità che ci permette di opporci ad una resistenza generata da un carico (nel nostro caso il bilanciere e il carico aggiuntivo sottoposti a gravità) e di vincerla. L’ipertrofia è un adattamento, una conseguenza all’allenamento della forza.

Il seguente grafico è tratto da uno studio effettuato da Cribb nel 2007, rivisitato da Eric Helms nel mensile MASS (Volume 2, Issue 5):

grafico-ipertrofia-muscolare

Analizzando in maniera dettagliata il grafico notiamo che all’aumentare della bravura ad eseguire dei gesti motori complessi (in questo caso i fondamentali) e all’aumentare degli adattamenti del sistema nervoso a queste condizioni (nel grafico indicate come “Skill Motorie e Neurali”) si avrà un incremento  costante dell’ipertrofia muscolare. Come ribadito nello studio, in un primo momento i guadagni di forza saranno attribuibili ad adattamenti prevalentemente nervosi; in un secondo momento gli incrementi di forza saranno sempre più dipendenti dall’acquisizione di nuova massa muscolare e viceversa.

Detto in parole povere: forza ed ipertrofia muscolare vanno di pari passo se il nostro protocollo d’allenamento segue una logica ed è inserito nel giusto contesto.

L’allenamento degli esercizi fondamentali nel powerlifting

Addentrandoci nel mondo delle powerlift capiamo come sia necessario avere una visione che mi piace definire “movimento-centrica”. Non penseremo più a contrarre i nostri muscoli senza una logica e ci concentreremo su tre elementi indispensabili su tutte e 3 le alzate:

  • il contatto con il bilanciere;
  • il contatto con lo schienale nella panca;
  • il contatto con il suolo.

Tutti e 3 i punti giocano su quello che nel mondo della scienza viene chiamato “sistema a feedback” o “retroattivo”. Un sistema retroattivo è un sistema capace di raccogliere più informazioni possibili dall’ambiente esterno tramite i sistemi di rilevazione sensitiva (in questo caso parleremo di “feedback tattili”) ed autoregolarsi. Il corpo quindi acquisirà informazioni dall’ambiente esterno (bilanciere, panca, suolo) e in base alle sensazioni che vogliamo ricercare modificherà la sua posizione: il suo movimento cambierà!

allenamento-di-sollevamento-pesi

Lo squat: il centro del piede

Uno dei feedback che spesso ci troviamo a ricercare durante uno squat è quello di tenere il carico,  rappresentato dal corpo più il bilanciere, centrato sul piede. Il carico quindi sia durante la fase eccentrica (discesa) che concentrica (risalita) dovrà trovarsi esattamente al centro del piede. Ciò causerà:

  • migliore linea di spinta: le nostre ginocchia, anche e caviglie acquisiranno un ritmo ottimale e salutare;
  • guadagni di forza: creare un ritmo ottimale e fisiologico di tutte e 3 le articolazioni coinvolte in questo movimento ci metteranno in condizione di generare grandi quantità di forza in piena comodità;
  • ipertrofia muscolare: una migliore dinamica delle nostre articolazioni porterà ad un migliore lavoro muscolare.

Qui un atteggiamento molto rilassato della muscolatura della parte superiore del tronco sarà fondamentale per trovarsi a proprio agio anche con carichi molto alti.

La panca piana: il contatto con lo schienale

Nel caso della panca piana ci è risultato più utile focalizzare l’attenzione sul rapporto che si instaura con lo schienale. Questo perché trovare un appoggio corretto del torace sulla panca porterà ad assumere una posizione di estrema compattezza, quasi come se fossimo appoggiati ad un muro, ed avere quindi una solida base contro la quale spingerci per poter generare grandi quantità di forza. Il feedback che spesso ci troviamo a ricercare in questo caso è quello di iniziare la fase di discesa come se si stesse ammortizzando in maniera attiva il bilanciere, attivando il più possibile la muscolatura della schiena. Questo comporta:

  • minore affaticamento dei muscoli di spinta in fase di discesa: avremo più lucidità in fase di spinta, li dove l’attivazione del pettorale è di fondamentale importanza;
  • maggiore sinergia agonista-antagonista: l’attivazione dei muscoli posteriori contribuirà ad allungare i muscoli anteriori, caricandoli; in fase concentrica quindi avremo un maggiore contributo dei muscoli di spinta, tra cui il gran pettorale;
  • traiettoria ideale e sicura: attivare la schiena porterà senza dubbio ad una maggiore attivazione della muscolatura adduttoria delle scapole, con conseguente stabilizzazione della spalla e soprattutto salvaguardia di tutti i complessi di muscoli e tendini della spalla e non solo;
  • guadagni di forza: la maggiore attivazione di entrambe le catene di muscoli contribuirà a rendere il nostro corpo più attivo durante il movimento, saremo più forti;
  • ipertrofia muscolare: comportandoci in questo modo andremo a sollecitare e quindi attivare maggiormente sia i muscoli di spinta che quelli di tirata creando dunque un lavoro funzionalmente armonioso.

Lo stacco da terra: spingere e allungare

Lo stacco da terra, forse più di tutti, incarna perfettamente il concetto di creare un sistema composito. L’errore più comune è quello di vedere questo fondamentale come una tirata pura, trascurando il ruolo di spinta della muscolatura degli arti inferiori. Qui le indicazioni in termini di feedback che noi tecnici ci troviamo a dare sono 2:

  • Spingere al centro del piede, quasi come se si volesse sprofondare nel pavimento;
  • Allungare la mano sul bilanciere e proiettare la parte alta della schiena verso l’alto.

Tenere la spinta centrata sul piede aiuta come nel caso dello squat ad avere una maggiore attivazione degli arti inferiori, oltre che permettere alle nostre articolazioni di muoversi in piena fisiologia. Allungare la mano sul bilanciere ci aiuterà ad assumere una posizione di leggero vantaggio rispetto alla posizione di partenza, poiché, combinata alla proiezione della schiena verso l’alto, ci darà:

  • una posizione di vantaggio: il nostro torace si troverà a recuperare centimetri verso l’alto, portando il corpo in una posizione di spinta più favorevole;
  • maggiore espressione di forza: l’atteggiamento che ci piace definire “morbido” degli arti superiori ci aiuterà a trovarci in condizione di esprimere grandi quantità di forza.

Dopo questo breve accenno su come noi atleti di powerlifting concepiamo l’allenamento dei multiarticolari, è giusto sottolineare come questo tipo di indicazioni sia un modo per spiegare come la nostra visione di allenamento sia diversa rispetto al solito. Nel mondo della forza, infatti, non si parla di muovere un carico da un punto A ad un punto B, ma la differenza la fa il COME. Lo studio costante e minuzioso del dettaglio incide nettamente sullo sviluppo degli atleti a lungo termine, come testimoniano i risultati ottenuti dal nostro team in ambito powerlifting (e non solo).

Ci sono molti altri elementi da tenere in considerazione e li esporremo analizzando una per una le varie alzate nei prossimi articoli.

L’allenamento degli esercizi complementari

Con esercizi complementari intendiamo tutti quegli schemi motori che non appartengono ai big 3, ma che nella routine di allenamento del powerlifter possiedono una grande importanza. Sono esercizi di sostegno che permettono di:

  • aumentare la capacità di lavoro del nostro corpo;
  • costruire un atleta completo dal punto di vista ipertrofico;
  • lavorare su angoli differenti rispetto alle alzate da gara;
  • riequilibrare le tensioni muscolari che nascono dal lavoro reiterato nel tempo con i fondamentali.

Ponendo la nostra attenzione sul primo punto, l’aumento della capacità di lavoro è di cruciale importanza in questo sport. Tollerare quantità crescenti di volume di allenamento derivante anche da esercizi complementari contribuirà, infatti, a creare una base più solida per i risultati futuri. Per capire l’importanza di questo elemento, basti pensare al nostro corpo come un recipiente: l’orlo del recipiente rappresenta il livello massimo di volume raggiungibile, la massima quantità di lavoro che possiamo effettuare nei nostri allenamenti. Ogni volta che ci alleneremo lo andremo a riempire un po’ di più, e arrivati ad un certo punto il nostro recipiente sarà colmo. Ci sarà la necessità di aumentare il volume complessivo, e così sostituiremo il recipiente con uno più grande. Il nostro corpo quindi risponderà con un aumento della propria capacità di allenamento: affinché ciò accada anche gli esercizi complementari giocheranno un ruolo chiave.

Approfondiremo questo argomento nei prossimi articoli.

Powerlifting: qual è la sua applicazione e utilità negli altri sport?

utilità-powerlifting

Sebbene l’allenamento di powerlifting sembri qualcosa di fine a se stesso, in realtà non è così. C’è una grande correlazione tra l’incremento della forza massima in esercizi come squat, panca, stacco ed incremento prestativo in schemi motori come salto in verticale o sprint. L’allenamento della forza genera degli adattamenti nervosi, il nostro sistema nervoso si adatterà agli stimoli allenanti principalmente in tre modi:

  • aumenterà la frequenza di scarica degli impulsi nervosi;
  • aumenterà la velocità di conduzione degli impulsi nervosi;
  • aumenterà il numero e le dimensioni dei motoneuroni.

Il motoneurone è una parte del sistema nervoso deputato all’attivazione dei nostri muscoli: quando dobbiamo contrarre dei muscoli il nostro sistema nervoso si affiderà ai motoneuroni che ci permetteranno di muoverci.

Dall’altra parte avremo un miglioramento del nostro intero apparato locomotore, in termini di:

  • ipertrofia muscolare: le nostre fibre muscolari avranno delle dimensioni più grandi;
  • vascolarizzazione: l’allenamento comporterà un aumento in numero e dimensioni di capillari e piccoli vasi sanguigni all’interno dei nostri ventri muscolari;
  • aumento della densità ossea: in risposta agli stimoli meccanici forniti dall’allenamento le nostre ossa saranno più dense e compatte, più resistenti.

Prendendo in considerazione sport come il calcio, la pallavolo, il tennis e tutte le altre discipline sportive, risulta chiaro come dei muscoli più grandi e maggiormente vascolarizzati, delle ossa più forti ed un sistema nervoso più attivo, impattino in maniera positiva sul nostro organismo e sulle nostre prestazioni.

Nello studio di Wisløff U, Castagna C, Helgerud J, et al “Strong correlation of maximal squat strength with sprint performance and vertical jump height in elite soccer players” riportato sul British Journal of Sports Medicine nel 2004 viene analizzata la correlazione tra l’allenamento della forza massima nel mezzo squat e le prestazioni di sprint e salto verticale in 17 calciatori professionisti. Durante lo studio è stato dimostrato che forza massima nel mezzo squat, e velocità di sprint e altezza massima nel salto verticale, sono direttamente proporzionali in tutti e 17 gli atleti. Viene anche dimostrato come l’allenamento di powerlifting non incida negativamente sul massimo consumo di ossigeno degli atleti.

Alla luce di ciò, come tecnici del settore, ci sentiamo di invitare tutti gli sportivi appartenenti alle altre discipline a non trascurare l’allenamento della forza, che rappresenta quindi un fattore di cruciale importanza nella routine dell’atleta e che deve accompagnarlo fin dai primi momenti della specializzazione sportiva.

“Sono stati gli esercizi di base come squat, stacchi da terra e panca piana a costruire il mio fisico. I classici non puoi certo migliorarli.” Ronnie Coleman

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